A night with Rick Wakeman

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Rick Wakeman.

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Ovvero l’uomo, il musicista, che in questi ultimi anni più di ogni altro è riuscito a toccare le corde della mia sensibilità musicale. Da solista, con album come “The Six Wives of Henry VIII”, “Journey To The Centre Of The Earth”, “The Myths And Legends fo King Arthur and The Knights of the Round Table”, e assieme agli Yes, con i quali ha scritto le pagine più belle del progressive, con album quali “Fragile”, l’inarrivabile “Close To The Edge”, “Yessongs”, “Tales From Topographic Oceans”, “Going For The One”, “Tormato”, tutti dischi che mi hanno preso, portato in una dimensione che non credevo esistesse, e che hanno riscritto interamente il mio DNA musicale.

Rick Wakeman.

15 giorni fa, io e Tim siamo al concerto degli Yes. Quello che rimane degli Yes, ovvero Chris Squire, Steve Howe e Alan White, assieme a Geoff Downes e Jon Davison, che sostituiscono Rick Wakeman (o chi per lui…) e Jon Anderson. Tim ascolta casualmente la conversazione di due persone che occupano la fila davanti a noi, e viene a sapere che Rick Wakeman sarà in concerto a Schio venerdì 30 maggio. Quando me lo dice mi vengono gli occhi lucidi dalla gioia. Ci precipitiamo su internet, troviamo il sito di SchioLife, promotore e organizzatore del concerto, e prenotiamo i biglietti, lì, seduta stante. Non c’è neanche da pensarci un minuto in più. Sto per ascoltare gli Yes, e fra 15 giorni vedrò lui, il mio mito, l’uomo che più di ogni altro, con i suoi assoli, con le sue melodie, mi fa volare in posti che non mi sarei mai aspettata di raggiungere.

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L’organizzatore dell’evento, Claudio Canova, è uno di noi, una persona che crede fermamente nella cultura, che ha già chiamato per portare a Schio e a Vicenza i loro bagagli di arte ed esperienza gente come Steve Hackett, Ian Anderson, Peter Hammill, Gary Brooker, i Camel, Ian Paice, e tanti altri. Mica cazzi. Oltre a questo, Claudio si dimostra fin da subito una persona squisita.

Dopo il pieno di emozioni, sensazioni, brividi e gioia che mi dà il concerto degli Yes, passo 15 giorni a rimuginare, penso a quello che mi attende, mi chiedo come sarà, se mi annoierò, sentendo una performance piano solo, o cos’altro sarà. Non lo so. Mi aspetto di tutto. Dal GRUMPY OLD MAN non puoi sapere quello che ti puoi aspettare. L’uomo burbero, l’uomo che non è mai riuscito a trovare un compromesso per rimanere in pianta stabile negli Yes, forse per via delle personalità difficili di certi elementi (vedi quel peperino di Stewe Howe), forse perchè la sua vera dimensione alla fine è sempre stata quella del musicista libero da schemi e gruppi, dell’uomo che decide cosa suonare, dove, come, quando e con chi, e lo fa in maniera eccezionale.

Per questo motivo, in questi giorni cerco di ascoltare il meno possibile i suoi dischi; voglio arrivare a venerdì con la mente aperta a tutto. E venerdì arriva.

Partiamo in tutta calma, e alle 18 siamo a Schio, davanti al Teatro Civico. Davanti c’è già un piccolo gruppo di fans. Facciamo un giro per le vie di Schio, intravediamo il castello, saliamo e ammiriamo il panorama. Alcuni scorci sono mozzafiato. Schio è veramente una bella città.

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Io mi guardo in giro e mi chiedo dove possa mai essere the Grumpy Old Man… fosse mai di trovarlo davanti ad una trattoria a cena… sogna, Saura, sogna… e visto che l’orario si fa prossimo, torniamo verso il Teatro. I fans lì davanti sono cresciuti, rivediamo facce che abbiamo visto 15 giorni fa a Padova, rivedo e ritrovo Gabriele, un ragazzo che avevo conosciuto nel 2007 a Modigliana, al concerto di John Paul Jones e Robyn Hitchcock… io avevo fatto la foto a lui e Jonesy, e lui l’aveva fatta a me… com’è piccolo il mondo… tra una battuta e una nuova amicizia su Facebook, trovo il tempo di esplorare tutto intorno il teatro, e guardare le possibili porte nel quale LUI potrebbe entrare, per evitare le persone che lo stanno aspettando… supposizioni inutili, perchè lui arriva, scende dall’auto, e dopo i saluti, qualche foto e autografo e qualche stretta di mano, entra dalla porta principale, come uno di noi.

Ecco, io già non capisco più niente. Rick Wakeman.

Quando si aprono le porte abbiamo l’occasione di conoscere finalmente Claudio, che si dimostra quella gran persona che è. Affabile, gentile, disponibile.

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Ci accomodiamo ai nostri posti. Il teatro è piccolo, ma è splendido. Lui passa di lì, si ferma, e ci spiega la storia di questo posto, che ha un vero e proprio alone di magia. Questo teatro fu inaugurato nel 1909, costruito dal proprietario dell’ Industria Rossi, che diventarono le mitiche Lanerossi, per creare un punto di cultura per i suoi operai e per la popolazione in generale. Rimaniamo colpiti da questo racconto, quando veniamo a conoscenza di quello che fecero certe persone “Illuminate” per il bene dell’umanità, ci sentiamo sempre parte del pezzo migliore di questo mondo. A causa dei conflitti mondiali, il teatro subì danni molto pesanti, come il crollo del tetto, che fu ricostruito nel restauro che, in dieci anni, ha portato questo pezzo di storia a nuovo splendore. Se fossi una scledense (abitante di Schio), ne sarei molto orgogliosa. Ma lo sono lo stesso.

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Sul palco, il piano.

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Il teatro, che ad occhio e croce conterà 250 posti, si riempie. E verso le 21,30 arriva lui. The Grumpy Old Man. Rick Wakeman. Il solito Rick Wakeman, quello che mi sono abituata a vedere negli ultimo anni. Grosso, alto (ma quant’è alto quest’uomo??), camicia bianca, abito nero, scarpe bianche e calzino corto. Ah, gli inglesi… Eppure… Eppure si siede al piano e ti trascina subito in un’altra dimensione. Tim spalanca gli occhi. Non credeva fosse così bravo, sapeva che lo era, ma non così. Io sorrido, e me lo mangio con gli occhi e con le orecchie. Cerco di scattare delle foto, ma preferisco guardare lui, non uno schermo. Lui, che è lì davanti a me, in carne ed ossa. Rick Wakeman. Il più grande tastierista della storia del rock.

Assieme a Rick c’è un’interprete. Tra un pezzo e l’altro lei e Rick si siedono, Rick racconta episodi della sua vita, e lei traduce, in un italiano un po’ stentato… alla fine, se si sa un po’ d’inglese, si comprende quasi meglio quello che dice Rick, piuttosto che quello che traduce l’interprete. Ma sono siparietti comunque molto divertenti. Ed è proprio qui che sta la sorpresa più grande. Quasi tutti, credo, ci aspettavamo che Rick Wakeman fosse l’Old Grumpy Man. il burbero, lo scontroso, l’antipatico… e invece no, tutt’altro. E’ una persona divertente, ironica, ci intrattiene e ci diverte con i suoi racconti, ride di gusto quando mette in imbarazzo l’interprete, insomma, è una vera rivelazione. Mentre racconta di come si sia sposato quattro volte, e come sia prossima l’uscita di un nuovo album, “The Six Wives of Rick Wakeman”, fuori, dove si sta scatenando il finimondo, esplode un tuono fortissimo, che rimbomba dentro al teatro. Rick si gira con occhi spalancati e divertiti, e la platea scoppia una risata fragorosa.

Questo, tra un pezzo e l’altro, fa in modo che la serata scivoli via senza un attimo di noia. Rick ci regala alcune perle del suo vastissimo repertorio, da Life On Mars, famosissima canzone di David Bowie, divenuta tale anche per il contributo di Mr. Wakeman, a una rivisitazione in veste Prokofiev di Eleanor Rigby, a Caterina D’Aragona e Catherine Howard dalle Six Wives of Henry VIII, a un piccolo sunto dal Journey On The Center Of The Earth, così come un estratto da The Myths And Legends Of King ArthurAnd The Knights Of The Round Table. Il tutto sempre introdotto da gustosi episodi legati ai singoli brani, che ci fanno conoscere più a fondo questo grandissimo personaggio, il suo modo di interpretare la musica, di viverla, di comporla.

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Dopo due ore Rick ci saluta, tra l’ovazione della gente, ed esce dal palco. Noi cerchiamo con gli occhi Claudio Canova, che ci invita a seguirlo nel foyer, dove Mr. Wakeman arriverà tra poco per firmare autografi e fare fotografie con i suoi fans. Infatti, non dobbiamo aspettare a lungo. Tempo quindici minuti, ed eccolo che arriva.

Subito viene attorniato dalla gente, e io noto con disappunto che ci sono i soliti cosiddetti “fan” che non si accontentano di un autografo, ma si presentano con dieci LP, cinque cd e sette programmi di concerti, e se li fanno firmare tutti. Mi chiedo esasperata perchè non accontentarsi di un bell’autografo su un poster, una copertina o quant’altro da mettere poi in mostra, magari con una bella cornice. Io sono fatta così, forse perchè di vinili non ne possiedo, ma tutta questa mania dell’autografo sulla copertina di un disco non la comprendo. E comunque la mia paura più grande è che Rick si spazientisca e se ne vada prima che venga il mio turno. Paura vana. Rick è gentilissimo, disponibile con tutti, firma i dieci LP, cinque cd e sette programmi senza battere ciglio, poi fa anche la foto e addirittura ringrazia e saluta. E ha un sorriso per tutti. Un gentiluomo, veramente. Quando mi faccio avanti io, gli porgo un manifestino e la brochure della serata, e lui me li firma. Gli chiedo se possiamo fare una foto assieme, e lui risponde di sì. Mentre firma Tim, che è pronto con il cellulare, gli dice “She’s crazy for you”, e lui risponde “Oh, you’re mad”, ed io, completamente in estasi, gli dico “Oh, no, you’re wonderful”… mi metto al suo fianco, lo cingo con il braccio, e Tim scatta le foto.

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Dopodiché, lo ringrazio, e lui mi saluta con un sorriso. Io sono completamente in bambola. Guardo le foto, abbraccio Tim, ancora non riesco a crederci. Ma non è finita. E’ il turno di Tim, ci rifacciamo sotto, e pure lui ha il suo momento.

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Tim lo ringrazia e gli dice che è una persona molto molto gentile, e Rick risponde “No problem at all really”. Ci scostiamo, io continuo ad osservare tutto quello che succede, non mi perdo un attimo, voglio assimilare il più possibile per tenermi in mente ogni attimo di quello che sta succedendo. Filmo con il telefonino questi momenti, un po’ per avere un ricordo mio personale, un po’ per dimostrare a tutti quanti la gentilezza e la disponibilità di questo dio del rock.

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Mentre lo osserviamo, scambiamo due chiacchiere con Claudio Canova, visibilmente soddisfatto. Anche lui è in qualche modo impressionato dal personaggio, e ci parla di come abbia organizzato un concerto degli Yes qualche anno fa, e di come, in quanto a cordialità, simpatia e gentilezza, “Rick Wakeman li asfalta tutti”. Poi, viene il momento dei saluti. La gente ormai si è diradata, rimaniamo noi e pochi altri. Rick si avvia tranquillamente verso l’uscita, e mentre è fuori Tim mi dice di andare a dargli un ultimo saluto. Io non voglio apparire troppo ossessiva, però non resisto, gli vado a stringere la mano e lo ringrazio un’ultima volta. Lui, come sempre, ringrazia e saluta. Con un sorriso.

Il tempo di salutare Claudio, ringraziarlo per averci dato questa opportunità, e siamo sulla via del ritorno.

Io, ancora, stento a credere quello che ho visto, sentito e toccato. Ho la commozione al livello di guardia, a stento trattengo le lacrime, ho un subbuglio dentro che faccio fatica a tenere a freno. Quella che ho vissuto stasera è stata la realizzazione di un sogno. Uno di quelli che ti danno la forza per andare avanti, in questa vita. Anche se ora tornare alla realtà è come ricevere un pugno nello stomaco. Eppure basterebbe poco per rimediare, basterebbe un Viaggio al Centro della Terra, oppure essere una delle Sei Mogli di Enrico VIII… ops, pardon, di Rick Wakeman.

Alla prossima, Rick. I love you.

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  1. Gran bel reportage, Saura! Mi hai fatto (ri)scoprire Rick Wakeman. Lo ascoltavo con gli Yes da ragazzina ma poi fui fagocitata dalla Genesis mania e me lo dimenticai un po’. Devo dire che in questa versione mi piace ancora di più: che pianista! Molto toccante il suo modo di suonare…veramente. E anche dal lato umano mi è piaciuto molto, così disponibile con tutti… Dev’essere proprio stata una grandissima emozione essere lì. Complimenti per il blog!

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